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Facebook che fissa le capre.

Dr.Spock  10/05/2010 - 16:34   

Dopo Google, anche Facebook entra a far parte del libro nero sulla privacy. La falla di mercoledì scorso, che ha permesso a migliaia di utenti di sbirciare chat e friend request altrui, è indice di un sistema di sicurezza tutt'altro che solido.
È andata più o meno così: mercoledì 5 maggio un utente Facebook sta modificando le impostazioni per la privacy sul suo profilo, vuole nascondere agli sconosciuti la propria appartenenza politica, per paura che possa influenzare la sua domanda di assunzione per una grande compagnia. Ha flaggato le opzioni desiderate, ma vuole controllare come il profilo appare ai suoi contatti. Allora digita il nome di un suo amico, seleziona il suo profilo e... magia: improvvisamente può leggere in tempo reale la sua chat privata e accedere alle sue friend request (approvando o scartando amicizie).
È subito allarme, la notizia circola alla velocità della fibra ottica: il sistema di sicurezza di Facebook fa acqua! Nessuna chat è sicura! Siamo tutti spiabili! Da un momento all'altro milioni di user sono nudi, vulnerabili, il social network al quale da anni affidano ogni più insulso dettaglio della loro vita privata li ha abbandonati in balia di qualunque guardone. Al quartier generale FB si mobilitano all'istante, la falla viene chiusa, comunicati sedativi vengono diramati: i 400 milioni di utenti possono tornare a coltivare in pace il loro orticello su Farmville, l'antifurto è stato di nuovo innescato.
Ma nel frattempo, c'è chi ha approfittato dello scivolone del social network per filmare il Re Nudo e immortalarlo su youtube: http://www.youtube.com/watch?v=ny8ui4delEo&feature=player_embedded
Nemmeno tre giorni prima che questo filmato venisse ripreso, un'altro caso di violazione della privacy aveva sbattuto il nome di Facebook sulle prime pagine (web): il furto di 1,5 milioni di account attraverso una sofisticata opera di hacking. I profili erano stati infiltrati, i login e le password decodificati, e poi erano stati venduti a pacchetti di 10 o più nei mercati asiatici e statunitensi. Già al tempo l'entourage di Mark Zuckerberg aveva fatto sapere che il social network aveva un sistema efficace per distinguere i profili rubati e quelli fasulli, ma pur volendo credere nella loro buona fede, è chiaro che la compagnia non è in grado di gestire una mole di utenti (e di dati sensibili) in crescita esponenziale.
Ma torniamo alle problematiche che un simile colabrodo di informazioni può comportare. Il rischio più grande non è che la tua ragazza scopra che dopo cinque anni chatti ancora (e tanto) con la tua ex, il vero problema sono quelle compagnie che vegliano come avvoltoi attorno alla carcassa dei tuoi dati sensibili, aspettando solo di trovare il modo di accedere ai tuoi gusti, alle tue tendenze, e ai tuoi punti deboli per confezionare la pubblicità perfetta a cui non potrai resistere.
Come già successo per Google Chrome OS, un comportamento tanto lassista come quello adottato dal social network di Mark Zuckerberg, ha fatto drizzare le antenne a chi di privacy web se ne intende. Non ultimo l' Electronic Privacy Information Center che ha scritto una lettera di lamentele alla Federal Trade Commission: “Facebook continua a manipolare le impostazioni per la privacy degli utenti e la propria privacy policy in modo da poter ottenere informazioni personali fornite dagli utenti, per un utilizzo limitato, e renderle disponibili per propositi commerciali", ha scritto il direttore esecutivo del gruppo, Mark Rotenberg.
E mentre in rete i siti anti-Facebook spuntano come funghi, ad ottobre nelle sale cinematografiche arriverà The Social Network, l'attesa pellicola di David Fincher nella quale viene raccontato (non si sa se in modo attendibile o meno) come il social network più famoso del mondo sia nato da due studenti che una sera decisero di violare il database universitario per accedere alle informazioni sulle ragazze del campus.
Solo tre mesi fa, dopo che una ricerca Microsoft aveva rivelato che i giovani italiani navigano nella rete senza alcuna precauzione per la privacy, ci eravamo preoccupati di come potessero essere sfruttate da terzi le tonnellate di informazioni personali che gli italiani rovesciano a generose secchiate nel web. Ora, dopo aver guardato con più attenzione le falle nel barcone Facebook, dobbiamo fare una precisazione: vi stavate preoccupando troppo poco.

Da Wired.it
 
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