Brainmover 09/11/2006 - 16:03
«Un'opera d'arte è soprattutto un'avventura della mente» (Eugen Ionescu)

Impara l'arte e mettila da parte, diceva qualcuno. Da una parte del marciapiede magari, perché la nuova frontiera del trendy e del neofricchettonismo è il ritorno alla cosiddetta arte di strada, elevata (o abbassata) a consumo di massa in un impeto modaiolo piuttosto ridicolo. E così che da sottoprodotto culturale con una certa dignità, clown, mimi e soprattutto giocolieri sono stati investiti da un carico di significato più che esagerato, così che è opinione comune in certi ambienti considerare i pagliacci alla stregua di scienziati o ingegneri. Parchi e piazze pullulano di gente che "giocola", da sola o in gruppo, con clavette, palline e amenità varie. Interessante sarebbe capire i motivi sociologici di tale boom: da una parte il ritorno in versione modaiola della mentalità hippie, dall'altra solo un riflesso diverso della cultura dell'apparire e dell'omologazione, non sotto forma di vestiti fashion ma di "arte" povera, che poi non è altro che il frutto di qualche ripetitiva azione ben allenata. La gran parte delle persone che si diletta ad esternare pubblicamente la propria abilità lo fa proprio per farsi vedere, al di là di quello che sta facendo. Poco importa se poi giocare a freesbee in una piazza gremita rischia di rovinare la faccia e la serata ad altri tranquilli avventori. E così, con un paragone di pasoliniana memoria, camminando per alcune piazze italiane ci si accorge che mentre i figli dei proletari continuano purtroppo a fare i poliziotti, i figli dei borghesi preparano la rivoluzione delle foche, armati di clavette e palline.